La prefazione

Non ho mai amato le favole. Fin da bambino mi spaventavano e irritavano tutte quelle storie truci e crudeli che molto raramente avevano un lieto fine.

Pensateci: il Lupo, irrimediabilmente Cattivo, che divora i Tre Porcellini, insidia Pierino, terrorizza le Tre Caprette e ingoia la nonna di Cappuccetto Rosso, salvata poi dal buon Cacciatore… Bene: il Lupo a me era simpatico. Lo vedevo tranquillo e paziente dietro le sbarre dello Zoo che frequentavo assiduamente e mi dispiaceva quando, per addormentarmi, mia madre minacciava di chiamare il LUPO!

E le tragiche storie di Hansel e Gretel e di Pollicino, legate a epoche in cui i bambini in tempi di carestia o si abbandonavano nei boschi o si mangiavano veramente (vedi le “Cronache dell’Anno Mille” di Rodolfo il Glabro). Oppure le immagini spaventose degli orchi e delle streghe delle fiabe che portarono al rogo tante vecchiette innocenti fino a non tanti secoli fa.

Per non parlare delle vicende lacrimevoli della Piccola Fiammiferaia, della Sirenetta, del Soldatino di stagno, accomunati da patetiche fini, vittime della fantasia sadica dei favolisti, che il più delle volte s’ispiravano a fiabe delle tradizioni medievali, a loro volta legate, come per le favole di Hansel e Gretel, a tremende realtà: ad esempio Sette Nani minatori della favola di Biancaneve altro non erano che un riferimento ai nani e ai bambini che, favoriti dalle loro piccole dimensioni, venivano inviati nei cunicoli per scavare minerali e gemme. Come accadeva del resto, non tanti decenni fa, ai tragici “carusi” al lavoro nelle miniere di zolfo della Sicilia.

E meno male che almeno gli orsi (come nella favola di Riccioli d’oro) non rivestivano il ruolo, nei racconti infantili, di voraci predatori. Per cui, quando mi è stato chiesto di scrivere una presentazione a un libro di favole, ho avuto qualche perplessità. Ma poi, leggendole, ho scoperto che, nella nostra lunga e disperante guerra per tentare di salvare il nostro Pianeta, anche le favole possono avere un’importanza. Soprattutto se, come queste, basate su temi e argomenti di attualità ecologica, ancora non sufficientemente diffusi e spiegati in famiglia e nelle scuole.

Spesso, quando i miei figli erano piccoli, per farli addormentare inventavo una favola. E quasi sempre il personaggio della fiaba era un treno. Così, sera dopo sera, le vicende di questo treno si ampliavano, si complicavano e interessavano i bambini nonostante che, già allora, come oggi, con mia grande delusione amavano solo automobili e motociclette, carri armati e razzi spaziali e consideravano il treno un veicolo del passato.

Così, il prezioso libro di Elena Torre e Anna Marani potrà, con le sue favole imperniate sui problemi che coinvolgono i quattro elementi, più uno, aprire strade forse ancora non praticate verso una migliore coscienza ambientalista. Ed è forse con la mediazione della fantasia e dell’immaginazione, che sarà in qualche modo possibile instillare, nei piccoli ma anche negli adulti, qualche molecola di responsabilità e d’impegno in favore di Madre Terra, mamma generosa e bistrattata dai suoi figli avidi e irresponsabili, egoisti e arroganti, che ne distruggono a ritmo accelerato i suoi stupendi e insostituibili beni.

E grazie anche alle bellissime tavole dell’artista Iole Eulalia Rosa piene di fantasia e conoscenza del mondo magico e naturale. Non ultimo, il prezioso sostegno e contributo alle due fondazioni ed enti che sostengono i bambini in Africa e aiutano a salvare spiagge e boschi italiani in pericolo, come il CUAMM e il WWF Italia, con il mio personale ringraziamento agli editori, alle autrici, ai personaggi e testimonial noti che parteciperanno al libro con il loro prezioso contributo.

Fulco Pratesi – Presidente onorario WWF Italia

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